ANNA LAVATELLI SCRIVE AGLI INSEGNANTI ITALIANI:
"NON DIMENTICATEVI LA LETTURA"

Cari  colleghi,
certo quest’anno è impegnativo ritornare ad insegnare,  anzi forse non è mai stato così impegnativo come ora. Le incertezze sul futuro assetto della scuola,  accresciute dall’ordine di macchina indietro del ministro Moratti, si mescolano all’angoscia ben più grave  per  gli equilibri internazionali, che gli eventi spaventosi di New York minacciano di sovvertire.
Tutti avvertiamo, credo, un bisogno di mantenere saldo il senso del nostro ruolo educativo,   di riempire questo senso con progetti che poco hanno a che fare con i turn-over ministeriali e ben più  con la promozione di un’etica culturale e comportamentale tra i nostri ragazzi.
Non sono nostre le imprese eclatanti che vanno a caratteri cubitali sui giornali, noi siamo gente  dal lavoro quotidiano e paziente, lavoriamo per formare il mondo del domani e i risultati  hanno tempi d’attesa troppo lunghi per  interessare l’opinione pubblica.
Questo – che sembra un rovescio di medaglia - è in realtà il suo dritto, come ogni insegnante appassionato del suo lavoro ha molto presto modo di scoprire. La libertà di insegnamento viene dal tempo della scuola, che non segue i ritmi incalzanti della Borsa o della TV, ma si conforma alle attese dei bambini e su di esse struttura i suoi andamenti, le sue pause, le sue accelerazioni.
Di questa libertà fa parte anche il ‘perdere tempo’ , uno straordinario strumento per la formazione e la crescita, quando caricato di valenze affettive. Si perde tempo proficuamente nel gioco, nel dialogare, nel raccontarsi storie, ‘e il naufragar …è dolce in questo mare’.
Perdere tempo per ritrovarlo: di questo abbiamo bisogno un po’ tutti, in questo mondo inquieto e scombussolato. Per questo vorrei invitarvi – qualunque sia la vostra materia d’insegnamento – a non dimenticarvi di perdere un po’ di tempo insieme ai vostri alunni. Fatelo con un libro, con una  di quelle belle storie che  accendono l’immaginazione. Leggere è ancora il modo migliore – come dice Daniel Pennac - di uscir fuori dal mondo per ridargli un senso.

Anna Lavatelli


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