OGGI È MOLTO DIFFICILE FAR LEGGERE GLI SCREEN AGERS
di Roberto Denti
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I libri per ragazzi hanno suscitato, a partire dagli ultimi dieci anni, un interesse che non ha mai avuto precedenti. Si è infatti "scoperto", nelle vendite dei libri, che quello dei ragazzi costituisce l'unico settore in costante e concreto aumento. Quello per adulti, al contrario, segna il passo da ormai troppo tempo. Inoltre, per una serie di fattori concomitanti (biblioteche di pubblica lettura, vivace attenzione nella scuola dell'infanzia ed elementare, ecc.), si è constatato che i ragazzi hanno per il libro una curiosità che gli adulti hanno dimenticato. Nell'ultimo periodo, tuttavia, l'andamento delle vendite dei libri per ragazzi ha smesso di crescere e dà segni di qualche cedimento: appare quindi opportuno approfondire l'esame della situazione attuale per cercare di capire cosa succede. Innanzi tutto è indispensabile rendersi conto che quando si parla di libri per ragazzi il rischio è quello di generalizzare. Nel campo degli adulti, la suddivisione può limitarsi fra la narrativa e la saggistica. Per i ragazzi, invece, oltre a questa distinzione, va aggiunta quella - fondamentale - delle differenze di età. Negli ultimi quattro-cinque anni assistiamo, in proposito, a un aumento di vendite nella prima infanzia, a una stabilizzazione nella scuola elementare, e a un deciso calo nella scuola media dell'obbligo. Questi dati fanno riflettere: il maggior interesse, da parte dei genitori, per i bambini che ancora non sono in grado di leggere un libro (ma sono capaci di ascoltarne la lettura a voce alta e di "leggere" le figure) è certamente un fatto positivo; gli acquisti sono inoltre facilitati dalla disponibilità di libri offerti al di fuori delle librerie (grandi superfici, supermercati), librerie che, nella media nazionale, sono frequentare solo dal 13-14% della popolazione. Il problema davvero grave, dunque, è quello della diminuzione del livello di lettura nell'età della scuola media, soprattutto da parte dei maschi. L'età puberale coincide con l'inizio deciso dell'adesione al mondo adulto e quindi ai suoi modelli. I maschi adulti leggono pochissimo: perché dovrebbero farlo i ragazzi? In questi ultimi anni, inoltre, il tempo dedicato alla lettura viene surrogato dall'uso degli schermi: quello televisivo (poco), quello dei video-games e delle playstation, quello dei cellulari. La generazione di teen-agers si è trasformata in quella degli screen-agers. La possibilità di non essere soltanto succubi dello schermo (come nel caso della fruizione della televisione) ma di poterlo manovrare offre la sensazione di una partecipazione un tempo sconosciuta. Leggere rimane inoltre sempre un'attività solitaria: i ragazzi preferiscono la compagnia degli amici o (in questa fase sociale della famiglia mononucleare) la possibilità di agire sugli schermi con le proprie dita comandate dal cervello: non importa che quello che faccio sia vero, importa che io ci creda. A questo orientamento generale si aggiunge l'uso esclusivamente didattico (le eccezioni confermano la regola) dei libri di narrativa nella scuola media. Chi aiuta i ragazzi a traghettare dalla condizione di consumatori di carta a quella di lettori? Quale adulto si assume questo compito, suggerendo proposte concrete (e contemporanee) di lettura, scelte fra le - troppo numerose - offerte dell'Editoria? Editoria che, pur di sfornare libri da mettere sul banco dei librai, troppo spesso non bada alla qualità. Non si possono lasciare i ragazzi alle scelte dovute al "passa-parola" (vedi, a livelli diversi, Harry Potter, Stilton, "Piccoli Brividi"): se vogliamo che si appassionino alla lettura è dovere degli adulti aiutarli attivamente. Il piacere della lettura può entrare in una dimensione etica, ed estetica, che non piove dal cielo. Ma il mondo adulto (e quindi politico) di oggi sente veramente questa esigenza o si limita a predicarla così da scaricarsi la coscienza?

(* da TTL del 6 aprile 2002)


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