UN REGALO PER GOUMBA
di Elisabetta Jankovic'

Erano solo le cinque di pomeriggio, ma le ombre della sera avevano già preso il posto del timido sole di novembre e la città si preparava ad accogliere il buio della notte.
Lungo il Corso centinaia di piccole lampadine iniziarono ad accendersi e spegnersi, formando comete, fiori e scritte che apparivano e sparivano.
Goumba guardava incantato lo spettacolo: gli sembrava una danza di stelle e sarebbe rimasto con il naso all'insù fino al mattino se la mamma non lo avesse richiamato.
"Non stare lì impalato! Le decorazioni natalizie durano un mese: farai in tempo a stancartene."
"Impossibile...è la cosa più bella che ho visto in Italia, finora" pensò il bambino mentre a malincuore lasciava alle spalle le luminarie.
"Che cos' è esattamente il Natale?" chiese poi alla mamma camminando verso casa.
"E' un giorno speciale per i cristiani. Per noi è diverso musulmani1".
"E non possiamo fare lo stesso l'albero o comperare un presepe?" domandò.
"No" rispose categorica la mamma "E' una festa sacra. Noi abbiamo altre ricorrenze da rispettare, come per esempio il Ramadan2"
Goumba la guardò perplesso.
"Ero convinto che al mondo tutti osservassero il Ramadan" confessò confuso "come mai i cristiani non digiunano con noi?"
"Sono cose da grandi: le capirai tra qualche anno" tagliò corto la mamma "per il momento accontentati di guardare i preparativi del Natale nelle strade e ricordati di fare gli auguri ai tuoi compagni di scuola".

Già, la scuola... ogni volta che qualcuno la nominava Goumba si sentiva stringere lo stomaco. Che impresa difficile inserirsi in una classe dove tutti si conoscevano già dall'asilo!
Era l'unico ad essere arrivato in Europa dalla calda Africa e i suoni, i volti, i colori del nuovo mondo, così diversi dai suoi, gli erano ancora estranei. Ricordava bene la prima spiacevole sensazione atterrato all'aeroporto: un freddo mai provato prima.
"Come fa la gente per strada a camminare senza sciarpa e guanti?" aveva chiesto stupito al papà.
"E' questione d'abitudine vedrai che tra qualche mese ti sembrerà normale" gli era stato risposto.
Ma Goumba, nonostante gli sforzi, non si era ancora abituato né al freddo nè a tutto il resto: la vita in Italia continuava ad essere, ogni giorno, molto faticosa.

Mentre aiutava la mamma a riordinare la spesa cercò di allontanare la nostalgia del suo paese e si concentrò di nuovo sull'affare‑Natale.
Le spiegazioni sui cristiani e musulmani, sul Ramadan e le feste sacre, non lo avevano convinto.
"Meglio chiedere informazioni a qualcuno del "posto"" disse tra sé "perché anche la mamma è senegalese3 e non può sapere con precisione cos'è il Natale"

Infatti l'indomani si fece coraggio e interrogò la sua compagna di banco "Che cos'è il Natale?"
Elisabetta lo guardò stupita. Che domanda strana! Lei sapeva bene cos'era il Natale, lo conosceva da sempre, ma spiegarlo a parole era difficilissimo.
"E' una festa grande, nasce Gesù Bambino, c'è il presepe, l'albero tutto addobbato, i regali, il panettone, Babbo Natale... ma in Africa non esiste?"
"A Diourbel4, dove sono nato, non ne ho mai sentito parlare" ammise Goumba "Forse perchè non ci sono gli alberi a punta da rivestire di palline colorate"
"O forse perché Babbo Natale non può arrivare fino a laggiù" suppose Elisabetta mostrandogli un disegno dal libro di lettura "Vedi: abita al Polo Nord, ha una slitta con le renne ed è vestito molto pesante. Nel deserto suderebbe troppo".
"Deve essere così" confermò l'amico "Infatti di renne e slitte in Africa non ce n'è neppure l'ombra"
Detto questo i due rimasero in silenzio, assorti nei propri pensieri. Poi Elisabetta sospirò:
"Peccato, perché Babbo Natale porta i regali! Basta scrivergli una lettera con l'elenco dei giocattoli che vuoi e, se sei stato buono, il 24 dicembre a mezzanotte, ti lascia i pacchetti sotto l'albero"
"E se sei stato cattivo?"
"Un sacco pieno di carbone!" rivelò con una smorfia di disgusto "ma devi essere stato veramente MOLTO cattivo perché io, anche se dico le bugie e litigo sempre con mia sorella, non l'ho mai ricevuto"
"Bhe ora vivo qui" osservò Goumba "forse quest'anno Babbo Natale porterà i regali anche a me"
Gli occhi dell'amica s'illuminarono.
"Certo: avvertiamolo subito con una bella lettera!" suggerì entusiasta.
Ma a Goumba era sorto un dubbio.
"Babbo Natale non può portare i regali a tutti i bambini che a dicembre si trovano in Italia, magari solo di passaggio! Ti immagini: arriverebbero a
centinaia, giusto per il Natale, e poi se ne tornerebbero a casa loro..." disse scuotendo la testa, e concluse "per avere diritto ai regali, Babbo Natale ti deve conoscere da quando sei nato ".
"Allora mandiamogli la lettera e basta: con tutte le richieste che riceve non si accorgerà che sei straniero!"
"E' da disonesti!" replicò un po' scandalizzato Goumba "altro che regali: mi troverei sommerso dal carbone!"
"Hai ragione anche questa volta" riconobbe Elisabetta, ma non si diede per vinta "scriviamogli la verità e chiediamogli se, per favore, SOLO per quest'anno può fare uno strappo alla regola e accontentare anche te, visto che vieni da così lontano".
A tutti e due sembrò una buona idea.

Goumba tornò a casa da scuola molto contento.
"Perché sei così felice?" gli chiese la sua sorellina Binta. "E' un segreto, non posso dirtelo, sei troppo piccola".
Binta non sopportava il fratello quando faceva così. Avevano meno di due anni di differenza e certe volte Goumba glieli faceva pesare come fossero duecento.
Di solito in situazioni del genere, per ottenere ciò che voleva, la piccola Binta poteva scegliere tra la forza o le lacrime. A lei piaceva di più fare la lotta, tirare i capelli e dare i pizzicotti, ma doveva ammettere che non era mai riuscita a vincere il fratello.
"Meglio andare sul sicuro" pensò "proverò a commuoverlo, anche se è un metodo da"femminuccia"".
Detto fatto si fece venire il magone, aggrottò le sopracciglia, piegò in giù gli angoli della bocca e iniziò a singhiozzare.
Goumba cedette quasi subito:
"Smettila di frignare e promettimi che non lo dirai a nessuno" la intimò e continuò a bassa voce "Io e la mia compagna di banco scriveremo a Babbo Natale per farmi portare un regalo"
"Babbo Natale?" chiese stupita Binta, mentre le lacrime cessarono immediatamente "E chi è?".
Goumba spiegò per filo e per segno tutto quello che Elisabetta gli aveva raccontato, mentre Binta lo ascoltava rapita.
"Sarebbe bello scegliere qualcosa che vada bene per tutti e due" buttò lì alla fine.
"Lo sapevo che era meglio non dirti niente" brontolò il fratello, ma accettò la complicità della sorellina e i due si addormentarono mano nella mano, sognando tappeti volanti, navicelle spaziali, aquiloni e sommergibili.

Il giorno dopo, Goumba ed Elisabetta si ritrovarono a scuola, seduti come sempre fianco a fianco...
"Non so cosa farmi portare da Babbo Natale " sospirò Goumba "ci sono tante cose che mi piacerebbero, ma nessuna mi convince fino in fondo". "Scriviamole qui" suggerì la bambina "Li esamineremo uno alla volta"
Elenco regali di Natale per Goumba
Bicicletta, Zaino nuovo, Pallone da calcio, Orologio giallo, Guantoni da boxe, Pappagallo, Torcia elettrica, Evidenziatori di tutti i colori.
Elisabetta gli suggerì altri giochi più tecnologici:
Playstation, Gameboy, Macchina telecomandata
Concluso l'elenco, spulciarono uno per uno i possibili regali, ma non arrivarono a nessuna conclusione: alcuni erano troppo costosi, altri non sarebbero piaciuti ai genitori, altri ancora non avrebbe potuto dividerli con la sorellina. Quelli rimasti erano decisamente troppo banali.
"Pensa allora cosa ti manca di più dell'Africa e chiedi quello" propose Elisabetta.

Il problema era che, a Goumba, l'Africa mancava TUTTA. Ma ancora una volta l'amica non si diede per vinta. "Se mi racconti com'è il tuo paese ti aiuterò a trovare il dono giusto" Che richiesta strana! Goumba sapeva bene come era il Senegal, lo conosceva da sempre, ma spiegarlo a parole era difficilissimo.
"Gli uomini si vestono con le tuniche lunghe fino ai piedi chiamate boubou5. Sono abiti molto eleganti, tutti ricamati, molto più vivaci è colorati delle vostre camicie a righe" iniziò
"Ho trovato! Fatti portare un boubou da Babbo Natale!"
"L' ho già..." sbuffò lui "e poi qui non li mette nessuno. Neanche il papà, tranne in casa" poi continuò raccontare "Da noi i bambini sono dappertutto: per le strade, nelle piazze, nei cortili, sui treni. Le famiglie sono numerosissime: viviamo anche in dieci o quindici in una casa. E' impossibile restare soli. Anche se qualcuno lo volesse si ritroverebbe sempre con qualche cugino, zio, nipote o fratello intorno".
"Puoi chiedere a Babbo Natale di portarti un'altra sorellina. Io l'ho chiesto l'anno scorso e non mi ha ancora accontentata... forse tu sarai più fortunato" gli confidò Elisabetta
"Credo che ci abbiano già pensato i miei genitori, perché la pancia della mamma mi sembra troppo rotonda per essere vuota" disse Goumba
"Perché allora non ti fai portare un cagnolino? Io ne ho uno ed è il regalo più bello che abbia mai ricevuto" consigliò l'amica.
Goumba si mise a ridere "Da noi i cani sono liberi e a nessuno viene in mente di prendersene uno in casa, curarlo, lavarlo e portarlo fuori due volte al giorno per fare la pipì. Sono sicuro che mio papà non sarebbe d'accordo".
Elisabetta era sfiduciata: trovare un regalo per Goumba era troppo difficile.

Per qualche giorno i due non parlarono più di Babbo Natale e dei regali. Poi, un venerdì mattina, Elisabetta corse incontro a Goumba nel cortile della scuola: "Ho trovato un regalo meraviglioso" esclamò felice "Chiedi a Babbo Natale di portarti la neve. Non l'hai mai vista, ma fidati: è bellissima! Cade lenta dal cielo, bianca bianca, e diventa acqua appena la tocchi. Puoi giocare a palle di neve, farci i pupazzi, scavare gallerie..."
"La neve..." ripeté Goumba "pensavo esistesse solo in montagna."
"A volte scende anche qui" spiegò Elisabetta "Sarebbe una bellissima sorpresa per te e Binta. Non credi?"
"Ma ... non so ... io stanotte ho sognato un'altra cosa" confessò timidamente "comunque se ci tieni chiederò la neve" precisò subito, preoccupato che l'amica non ci rimanesse male.
Se nevica per te e Binta... nevica anche per me..." sorrise furba Elisabetta "ma prima di tutto è giusto che tu chieda quello che hai sognato. Di che si tratta?"
"Ho deciso di farmi portare le orme"
"Le orme?" Elisabetta storse il naso "Cosa vuol dire?"
Goumba si sedette sul muretto della scuola e provò a spiegare
"A Diourbel c'è un'unica strada asfaltata. Il resto è tutta terra, rossa e sottile, dove ognuno lascia le proprie impronte. Chiunque passi di là può vedere, se solo si volta indietro, il cammino che ha fatto. Qui invece c'è solo cemento e sul cemento non rimane nulla. Se ti perdi o sbagli strada sei finito: nessuno ti troverà mai." Poi si fece triste e confidò all'amica "Qui senza impronte, a volte, mi sembra quasi di non esistere"
"Sono sicura che Babbo Natale riuscirà a portarti delle orme capaci di aderire all'asfalto" disse Elisabetta, contagiata dalla malinconia di Goumba. Poi con un filo di voce continuò "Comunque io ti voglio bene lo stesso, anche se non lasci le impronte."
Goumba sentì un'improvvisa vampata di calore: se fosse stato bianco sarebbe diventato rosso‑peperone. Avrebbe tanto voluto dirle: "Anch'io", ma era troppo timido e riuscì solo a far finta di allacciarsi una scarpa.
Nell'intervallo scrissero insieme la lettera a Babbo Natale e la imbucarono all'uscita di scuola. Mancavano 15 giorni al 24 dicembre.
Il 24 dicembre arrivò, come ogni anno.
Da quando erano iniziate le vacanze Goumba non faceva altro che pensare a Babbo Natale e al regalo che aveva chiesto. Anche Binta aspettava con impazienza la mezzanotte. In realtà era rimasta molto delusa dalla scelta del fratello: a lei le orme non interessavano per nulla.
"Dici che Babbo Natale manterrà la promessa?" gli sussurrò all'orecchio attenta che i genitori non la sentissero.
"Babbo Natale non ci ha promesso un bel niente" puntualizzò Goumba, che non voleva farsi troppe illusioni "magari la lettera non gli è neppure arrivata".
Dopo cena i due furono spediti a dormire. Goumba finse di chiudere gli occhi e aspettò che nella casa regnasse il silenzio.
Voleva andare in salotto e attendere da solo Babbo Natale.
"Qualunque cosa avrà deciso di portarmi, lo ringrazierò e conserverò il suo ricordo per tutta la vita" diceva tra sé.

Finalmente la luce in camera dei genitori si spense e Goumba sgattagliò fuori dal letto.
Era quasi mezzanotte. Si sedette sul divano, ma la testa gli pesava e faceva una gran fatica a tenere gli occhi aperti.
Il tic tac dell'orologio gli dava la sensazione che il tempo non passasse mai e l'attesa gli sembrò incalcolabilmente lunga.
Sentiva le palpebre pesantissime.
Si sdraiò un pochettino e si propose di chiudere gli occhi solo per un attimo brevissimo.
Quando li riaprì diede subito un'occhiata all'orologio.
Le quattro! Erano già le quattro del mattino! Com'era possibile! Si era addormentato e aveva perso l'unica occasione della sua vita di conoscere Babbo Natale! Si disperò: la rabbia e la delusione gli salirono fino agli occhi e stava quasi iniziando a piangere quando, di sfuggita, vide alla finestra uno spettacolo straordinario. Si alzò di scatto e guardò fuori.
Incredibile: dal cielo stavano cadendo, a rallentatore, minuscole stelline bianche. Scendevano gentili e delicate, come fossero fatte di nuvole. Erano centinaia, migliaia, milioni, fitte come gocce di pioggia, ma molto più lente, silenziose, candide. Tutto il cortile era diventato immacolato Qualsiasi oggetto, anche il cassonetto della pattumiera, aveva perso il suo aspetto sporco, freddo e grigio. Si era arrotondato, ammorbidito ed era diventato pulito.
Era meraviglioso: stava nevicando!
Goumba, emozionato, andò a svegliare Binta.
"Vestiamoci, presto" le disse scuotendola "Babbo Natale ci ha portato la neve. Chissà com'è contenta anche Elisabetta!".
Binta, tutta assonnata, obbedì al fratello. Si misero gli stivaletti e il giubbotto e uscirono nel cortile.
Goumba guardò il cielo sperando di scorgere Babbo Natale, ma vide solo la neve, illuminata dai lampioni, che scendeva sempre più fitta.
Binta invece iniziò a correre divertita e ad ogni passo, come se fosse su una duna di sabbia, i suoi piedi affondavano sempre di più.
Goumba la seguiva e in un'attimo notò (da non crederci!!!) che sulla neve rimanevano le sue orme. Si voltò indietro: anche lui stava lasciando le impronte. Erano chiarissime e lo seguivano ovunque andasse.
Non si stava sbagliando, non stava sognando: Babbo Natale gli aveva portato tutte e due i regali... la neve e le orme!
Si sentì intensamente felice come quando era a Diourbel.

* * * *

1 Musulmani: comunità religiosa. Il loro profeta si chiama Maometto e il loro Dio si chiama Allah
2 Ramadan: mese di digiuno dall'alba al tramonto per tutti i musulmani adulti
3 Senegal: paese dell'Africa occidentale
4 Diourbel: cittadina a circa 100 kilometri da Dakar, capitale del Senegal
5 Boubou: si legge bubu


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